Passeggiando per Roma ... nelle vie dello shopping
Via del Corso
Il rettifilo tra piazza del Popolo e piazza Venezia (l'antica via Lata ossia la continuazione urbana della via Flaminia) cominciò ad essere chiamato Corso nella seconda metà del Quattrocento quando papa Paolo II, all'atto della sua investitura, decise di utilizzare la lunga e dritta strada per le corse da organizzare durante il Carnevale. La più famosa era la Corsa dei Cavalli Barberi. Questi a piazza del Popolo ricevevano la "scossa", cioè erano stimolati alla corsa da palle di pece bollente applicate sotto la coda a mo' di razzi, andavano di gran carriera lungo il rettifilo e finivano per sbattere contro tendoni alla "ripresa" in piazzetta San Marco. Ma è anche vero che altre corse esaltarono il nome stesso della strada: quelle vergognose degli ebrei a dorso nudo, dei gobbi e degli storpi, ma anche di bufali, asini e scimmie.
Via dei Condotti
La strada più bella di Roma corre dritta da via del Corso a piazza di Spagna tra lussuosi negozi e nobili palazzi che l'hanno resa famosa nel mondo. Il suo nome rievoca un millennio di storia in rapporto ai "condotti" dell'acquedotto dell'Acqua Vergine qui installati nel 19 a.C. e ripristinati da Niccolò V a metà del Quattrocento per portare l'acqua a quella che sarebbe divenuta la Fontana di Trevi.
Viale del Castro Pretorio
La zona e il nome risalgono ai Castra Praetoria, le antiche caserme dei pretoriani, guardia del corpo dell'imperatore. Furono costruite da Tiberio nel 23 d.C., su un'area molto più estesa di quella che attualmente lo identifica. Fu spesso un covo di congiure contro l'imperatore, che sui pretoriani doveva contare per il mantenimento dell'ordine pubblico e del proprio prestigio con la forza. Dopo il 1870 divenne tutta zona militare, adottando il nome originario. Fu impiantata la Caserma Macao dei Cavalleggeri d'Alessandria. Il primo novembre 1887 vi entrò a farvi il servizio militare Gabriele D'Annunzio. Scriverà ad un amico: "Diciotto mesi di caserma? Il suicidio sicuro".
Via delle Mantellate
Via delle Mantellate è così detta dall'abito delle religiose che possedevano in questa stradina un convento, poi trasformato in carcere femminile, oggi trasferito altrove, a Rebibbia. Così, dagli abiti delle suore, le Mantellate sono diventate sinonimo di prigioni femminili. Una canzone in dialetto romanesco rievoca la tristezza degli ambienti: "Le Mantellate so' delle suore, ma a Roma so' soltanto celle scure; 'na campana sona a tutte l'ore, ma Cristo nun ce sta drento a 'ste mura".
Via dei Coronari
Aperta da Sisto IV nel 1471, fu la prima via dritta di Roma, tanto che venne chiamata all'inizio Recta. Era la strada più rapida per raggiungere la basilica di San Pietro, per cui era percorsa da schiere di pellegrini, così che vi presero dimora i Paternostari, cioè i venditori di corone e immagini sacre, altrimenti detti Coronari. E da loro prese il nome la via, che oggi e però strada di antiquari.
Piazza dei Caprettari
Qui si svolgeva il mercato degli ovini nei tempi in cui ogni slargo era un mercato, fin quando il mercato si spostò sulla piazza della Rotonda, alla metà del Quattrocento, e anche da lì, in seguito, venne respinto verso la salita dei Crescenzi e poi verso aree più vaste, passando per piazza Navona, arrivando infine a Campo de' Fiori.
Via del Babuino
L'antico Babuino che dà il nome alla strada attende impavido all'angolo di via dei Greci. Solo gli sprovveduti potevano ravvisare uno scimmiotto in questa statua, a dir il vero grottesca e bizzarra, che raffigura un Sileno barbuto. Questa scultura di autore ignoto fu eseguita per volere di papa Gregorio XIII Boncompagni insieme con la sottostante fontana, nel 1575. Si ricorda un equivoco ancora più curioso e divertente di quello relativo allo scimmiotto: un vecchio cardinale pretendeva di identificare nella statua l'immagine di chissà quale santo, tant'è vero che s'inchinava e si segnava devotamente ogni volta che le passava davanti, naturalmente fra gli sghignazzi dei presenti.
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